{"id":606,"date":"2019-03-28T15:24:44","date_gmt":"2019-03-28T14:24:44","guid":{"rendered":"http:\/\/cantiereorvieto.it\/?p=606"},"modified":"2021-03-01T11:41:01","modified_gmt":"2021-03-01T10:41:01","slug":"cento-giorni-senza-reno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/cantiereorvieto.it\/en\/cento-giorni-senza-reno\/","title":{"rendered":"Cento giorni senza Reno"},"content":{"rendered":"<h3>Cento giorni senza Reno. Pi\u00f9 presente che mai nella lettera aperta alla citt\u00e0<\/h3>\n<p>Rileggere quanto Reno Montanucci aveva scritto ad agosto 2013 in occasione di una prima riapertura dell&#8217;Oratorio della Misericordia \u00e8 di straordinaria attualit\u00e0 per pi\u00f9 di una ragione.<\/p>\n<p>Quello che segue appare quasi un \u201ctestamento spirituale\u201d in cui, ancora una volta, Reno sprona la citt\u00e0 a fare rete. Un impegno fatto proprio dall&#8217;Associazione \u201cCantiere Orvieto\u201d, di cui lui stesso \u00e8 stato ispiratore e promotore. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/cantiereorvieto.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Reno-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"205\" class=\"alignnone size-medium wp-image-607\" srcset=\"http:\/\/cantiereorvieto.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Reno-300x205.jpg 300w, http:\/\/cantiereorvieto.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Reno-768x526.jpg 768w, http:\/\/cantiereorvieto.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Reno-1024x701.jpg 1024w, http:\/\/cantiereorvieto.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Reno-400x274.jpg 400w, http:\/\/cantiereorvieto.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Reno.jpg 1800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&#8221; <em>Un Bacio per i miei Concittadini con una supplica per i miei Colleghi.<br \/>\nIl gesto d&#8217;affetto che \u00e8 naturale aspettarsi quando si rientra nella propria casa \u00e8 il bacio.<br \/>\nNon la stretta di mano, non un saluto appena accennato o miagolato ma un bacio da chi in quella casa ti aspetta esprimendo la tacita conferma di un felice e amorevole rapporto.<br \/>\nOra il problema non \u00e8 tanto far passare indenne un bacio simbolico con uno di cioccolata che ha tutta l&#8217;aria di una promozione commerciale (il diavolo, si sa, ci mette sempre la coda) ma far capire ai miei cari concittadini che la Misericordia (e non solo) \u00e8 casa loro. Per me e per i miei coetanei \u00e8 molto pi\u00f9 facile capirlo, perch\u00e9, quando alla fine degli anni 50 ed inizio anni 60, grazie all&#8217;interessamento della Curia Vescovile venne messa a disposizione tutta l&#8217;area al piano terra, come luogo di intrattenimento per la giovent\u00f9 orvietana con attrazioni e giochi di vario tipo ( tutto conforme alla povert\u00e0 dell&#8217;epoca : ping pong, biliardini, dama, scacchi, libri e poco pi\u00f9) divent\u00f2 il pi\u00f9 naturale centro di ritrovo e la prima forma abbozzata di socializzazione che rendeva quel luogo un vero e proprio prolungamento della nostra casa che diventava per\u00f2 magicamente la casa comune di tutti noi che la frequentavamo.<br \/>\nCerto, non c&#8217;era l&#8217;abitudine di alzare gli occhi e guardare, non erano tempi quelli in cui era facile incontrare chi ti spiegasse il valore storico e artistico di certe decori, ricordo solo che la domenica alla messa in quello straordinario e misterioso ambiente, c&#8217;era un gran freddo e un comune senso di soggezione (l&#8217;ignoranza, \u00e8 risaputo, non ti fa capire ma ti fa sentire, almeno qualche volta, piccolo piccolo).<br \/>\nOggi grazie a Dio e alla sensibilit\u00e0 e alla disponibilit\u00e0 della Diocesi di Orvieto-Todi, della Confraternita della Misericordia, della Parrocchia di S.Andrea e dell&#8217;associazione Pietre Vive possiamo di nuovo rivedere tanta magnificenza.<br \/>\nA me come orvietano che ha gi\u00e0 goduto di questo luogo, il compito di salutare con un bacio i miei concittadini che con la loro visita esprimono finalmente l&#8217;intenzione di riappropriarsi delle tante bellezze della nostra citt\u00e0 e quindi della propria casa, sicuramente consci che una fruizione pi\u00f9 assidua e documentata ci potrebbe arricchire di una maggiore consapevolezza.<br \/>\nPer i miei colleghi impegnati nel commercio e ospitalit\u00e0 turistica una supplica con il cuore in mano e molto umilt\u00e0:<br \/>\nUn modo semplice per banalizzare il tutto, potrebbe essere quello di sostenere che per potenziare l&#8217;offerta turistica basterebbe scoprire e valorizzare le bellezze nascoste o tutt&#8217;ora trascurate&#8230;&#8230;&#8230;. ma sarebbe una strategia di corto respiro.<br \/>\nAl contrario invece, l&#8217;unica cosa importante da dire \u00e8 che l&#8217;apertura dell&#8217;oratorio della Misericordia non \u00e8 il fine ma solo il mezzo attraverso il quale raggiungere il bersaglio centrale di tutta questa operazione, che consiste nel riconoscere in ogni orvietano che entra in queste sale ad esprimere curiosit\u00e0, meraviglia e stupore un alleato che pu\u00f2 aiutarci ad affrontare la madre di tutti i nostri problemi.<br \/>\nSi tratta di mettere le basi per un rapporto completamente nuovo con la nostra citt\u00e0 con il suo passato con la sua storia e i suoi monumenti ma sopratutto con i nostri concittadini. Quando gli imprenditori capiranno di poter essere promotori di una nuova sensibilizzazione e consapevolezza cittadina aspettandosi con impazienza di poter vedere file di studenti delle nostre scuole in attesa di visitare i sotterranei di S.Andrea o qualunque altro monumento cittadino, quando riusciremo a sollecitare curiosit\u00e0 del perch\u00e9 Arnolfo di Cambio ha rappresentato il cardinale De Braye nel suo celebre monumento di S.Domenico con una deformazione nel collo che fa riferimento specifico alla causa della morte ma che hanno visto solo gli studiosi nelle varie fasi di un recente restauro, quando riusciremo a trovare numerosi concittadini meravigliati di fronte alla leggerezza di un Angelo annunziante o stupiti di fronte alle stupore di una Madonna annunziata entrambi di un certo sig. Mochi che abbiamo tenuto nascosti fino a pochi anni fa e che dovrebbero esseri goduti con la frequenza con cui si pu\u00f2 andare a prendere una boccata di aria buona in Confaloniera, quando riusciremo a domandarci perch\u00e9 non \u00e8 stato murato il S.Giovanni a S.Giovenale o perch\u00e9 dietro qualche scaffale dell&#8217;ultimo piano del Palazzo Comunale sono nascosti gli stemmi delle famiglie pi\u00f9 potenti della citt\u00e0 nel Trecento (forse per un trattato di pace che poteva significare una prospettiva di comune Prosperit\u00e0?) o perch\u00e9 la Madonna di Coppo di Marcovaldo non ci saluta tutte le mattine dietro la vetrata allertata di qualunque banca invece di invecchiarsi solitaria in una stanza del solito museo troppo poco frequentato(soprattutto da orvietani) e perch\u00e9 tutte questa straordinarie ricchezze e tante altre ancora rischiano di rimanere lettera morta in un mondo di ciechi presunti o tali (forse per l&#8217;uso dilagante di occhiali da sole magari griffati?), allora forse potremmo essere vicini ad una vera e definitiva soluzione di una parte consistente dei nostri problemi<br \/>\nSe poi gli imprenditori riuscissero a ricordare di non essere solo orvietani ma di operare con le proprie attivit\u00e0 in un luogo per i problemi del quale dovrebbero sentirsi un p\u00f2 pi\u00f9 orvietani degli altri, forse potremmo dire di essere vicino all&#8217;agognata meta che si potrebbe sintetizzare con poche e semplici parole:<br \/>\nAd Orvieto \u00e8 rimasto un solo modo per essere bravi imprenditori:<br \/>\ndiventare buoni cittadini.<\/p>\n<p><strong>Un caro saluto Montanucci Nazzareno<\/strong> <\/em> &#8220;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cento giorni senza Reno. 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